AI Act: cosa deve sapere chi usa un assistente vocale in negozio
Se stai valutando (o usi già) un assistente vocale AI per rispondere al telefono della tua attività, c'è un obbligo di trasparenza che riguarda direttamente te, non solo chi sviluppa la tecnologia. Il Regolamento europeo sull'intelligenza artificiale (AI Act) stabilisce che le persone devono sapere quando stanno interagendo con un sistema di IA invece che con un essere umano.
La regola in sintesi
Un cliente che chiama e parla con un assistente vocale basato su IA ha diritto a saperlo, in modo chiaro, fin dall'inizio della conversazione. Non basta che sia "intuibile" dal tono o dalla qualità della voce — va dichiarato esplicitamente, con parole semplici, prima che la conversazione entri nel merito della richiesta.
Cosa significa in pratica per la tua attività
- Il saluto iniziale deve dichiararlo. Una frase tipo "Sono l'assistente digitale di [nome attività]" basta a soddisfare l'obbligo, senza bisogno di formule legali complicate.
- Non si può far passare l'assistente per una persona reale. Anche se la voce è naturale e la conversazione fluida, non va mai lasciato credere al cliente di parlare con un dipendente.
- Vale anche per le richieste "semplici". L'obbligo non dipende da quanto è delicata la richiesta (un appuntamento non è una pratica medica) — si applica comunque.
La buona notizia: la trasparenza non spaventa i clienti quanto si pensa. Chi cerca solo di prenotare un appuntamento in fretta apprezza soprattutto che qualcuno (o qualcosa) risponda subito — sapere che è un assistente digitale non cambia questo bisogno.
Cosa fa Nina su questo fronte
Ogni chiamata gestita da Nina inizia con una dichiarazione esplicita di essere un'assistente digitale, prima di qualunque altra cosa. Non è un'opzione disattivabile: è parte del comportamento di base, pensata così fin dall'inizio invece che aggiunta in un secondo momento per conformità.
Con Nina la disclosure AI Act è già inclusa, non un extra da configurare.
Scopri come attivarla